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April 03
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Gli indiani Navajo
Gli indiani Navajo risiedono in una riserva di più di un milione di acri, nella fascia sudorientale degli Stati Uniti. Secondo i dati dell’ultimo censimento del 1990, più di mezzo milione degli abitanti di questa regione appartiene al popolo navajo e risiede prevalentemente a sud del fiume San Juan. Alcuni studiosi ancora dibattono circa la data d’ingresso dei Navajo nella zona del sud-est America : molti sostengono che la data del loro arrivo debba essere fatta risalire al Quattordicesimo secolo, insieme con i People e con i Diné, non appena gli Anasazi abbandonarono definitivamente il territorio. La tradizione orale navajo infatti racconta dell’interazione tra questi due gruppi etnici. La maggior parte degli antropologi sostiene che verso la fine del 1500 i Dinè erano sparsi in parte lungo tutta la fascia settentrionale del New Mexico, in parte nel sud dello Utah, ed in parte al nord dell’Arizona. Essi concordano anche sul fatto che i Navajo migrarono dal Canada settentrionale insieme con alcuni membri Apache, i quali peraltro sono anch’essi legati linguisticamente al ceppo degli Athapaskan. Alcuni studiosi suggeriscono poi che la separazione tra il "gruppo settentrionale" e quello migrato verso sud avvenne verso l’anno mille, e che la divisione tra Apaches e Navajos avvenne circa trecento o quattrocento anni fa. Ad ogni modo questi dati sono approssimativi e capita spesso che vengano messi in dubbio. I Navajo in ogni caso rifiutano questa versione dei fatti, sostenendo per contro che non esista alcun riscontro nelle loro tradizioni orali rispetto questi movimenti migratori. La religione navajo insegna infatti che gli antenati viaggiarono attraverso altri tre o quattro mondi, prima di raggiungere quello terreno, e che infine apparirono sulla montagna di La Plata, a sud-est del Colorado. Gli dei crearono le quattro montagne sacre (Blanca Peak ed Hesperus Peak in Colorado, il monte Taylor in New Mexico ed il S.Francisco Peak in Arizona), dotandole di poteri soprannaturali che avrebbero reso l’intera zona sicura e protetta. Inoltre gli dei stabilirono che i quattro fiumi circostanti, tra i quali il San Juan, avrebbero rappresentato i quattro "guardiani di difesa". Il fiume San Juan gioca un ruolo simbolico molto importante nelle canzoni mitiche navajo, e rappresenta inoltre la linea di confine oltre la quale inizia il territorio degli Ute.
Dal 1600 e fino alla prima metà del 1900 l’agricoltura (imparata dai Pueblo) e l’allevamento di cavalli, pecore e capre, inizialmente ottenuti dagli spagnoli, costituirono le due fonti primarie di sostentamento di questo popolo. Nei mesi estivi venivano coltivati i campi di granturco e fagioli, ed i pastori portavano le pecore a pascolare sulle montagne; d’inverno si utilizzavano campi situati ad altitudini inferiori, dov’era più facile rinvenire acqua, legna e protezione dai freddi venti invernali. Sia la caccia sia la raccolta avvenivano in determinate zone, dove era possibile trovare cibo e selvaggina in quantità, e secondo prescrizioni tradizionali ben precise.
Spagnoli e messicani perseguitarono i Navajo specie nella zona a nord del loro territorio, ma fu non prima del trattato di Guadalupe Hidalgo, alla fine della guerra messicana del 1848, che gli anglo-americani si organizzarono ad agire contro quelli che definivano "i delinquenti" Navajo. Le colonie di Mormoni dello Utah ed i colonizzatori inglesi del New Mexico e dell’Arizona reagirono mandando alcune squadre militari armate per fermare la minaccia. Kit Carson e l’agente indiano Ute Alfred Pfeiffer agirono più subdolamente incoraggiando l’antagonismo, peraltro già fortemente sentito, degli Ute contro i loro vicini Navajo. Dopo una lunga serie di campagne militari, ben i due terzi della popolazione si arresero, e si stima che furono 8000 i Navajo che presero parte al "Lungo cammino" (The Long Walk), prima di essere infine carcerati a Fort Summer, nel New Mexico. Quelli che non si arresero si nascosero nei canyons e sulle montagne per evitare di essere imprigionati. Nel 1868 i Navajo tornarono da Fort Summer ed ebbero come residenza una riserva grande appena un quarto del territorio che apparteneva loro prima della guerra. Nel corso degli anni i confini della riserva cambiarono diverse volte, ed il più significativo cambiamento avvenne nel 1884 quando il Presidente Chester Arthur aggiunse alla riserva le terre a sud del fiume San Juan; nonostante poi i vari cambiamenti politici degli Stati Uniti, i Navajo mantennero abbastanza il controllo sui propri possedimenti. Ulteriori estensioni furono fatte fino al 1958.
Dopo anni di lotte per l’accaparramento delle risorse, il governo alla fine del 1890 aprì domini pubblici all’uso sia dei nativi americani sia degli anglo-americani , ma i Navajo e gli Ute utilizzavano le terre secondo usi tradizionali che non venivano apprezzati e compresi dall’uomo bianco. Così il governo impose loro di coltivare e cacciare solo in zone stabilite dalle autorità e gli impedì inoltre di commerciare nella zona a nord del fiume San Juan. Spesso per vari motivi i divieti vennero infranti, specie quando alla fine del 1890, il popolo subì l’impatto economico negativo della depressione, che colpì l’intera nazione causando la perdita di gran parte dei raccolti. Dal 1900 alo 1930 i cambiamenti nello stile di vita dei navajo si resero sempre più evidenti . Le autorità politiche del distretto nord dello Utah cominciarono ad incoraggiare un autogoverno dei Navajo (sempre sottomesso ad un’autorità superiore); furono costruiti ponti e strade per consentire il raggiungimento delle più isolate comunità ed il commercio di manifatture indigene si intensificò e divenne un’importante attività economica e sociale. Negli anni ‘30-’40 la popolazione aumentò rapidamente e lo stile di vita navajo cambiò altrettanto velocemente: l’allevamento del bestiame fu fatto ridimensionare in base ad una decisione del Capo dell’Ufficio Affari Indiani, e questo cambiamento traumatizzò la popolazione al pari del triste "Lungo Cammino" del 1860. Un’altra decisione di natura economica poi fu all’origine dello stato di povertà di molte famiglie indigene: l’uccisione dei capi di bestiame in sovrannumero. Poiché la ricchezza per i Navajo è misurata in termini della quantità di pecore che una famiglia è in grado di possedere, per molti pastori era incomprensibile il fatto che solo a causa dell’erosione del terreno si potesse decidere un tale massacro dei loro capi di bestiame. Furono gli agenti del governo a macellare nei canyons migliaia di animali, riducendo così alla fame centinaia di famiglie indigene. Questo evento, insieme con gli effetti economici disastrosi della seconda guerra mondiale, incoraggiò i Navajo per tutto il corso degli anni ‘40-’50 a cercare lavoro salariato fuori dalle riserve. Alcuni migrarono in cerca di lavori stagionali, altri andarono nelle fabbriche delle città, altri ancora furono impiegati per la costruzione delle ferrovie. Di solito furono i maschi a lasciare le riserve, le donne invece rimasero per occuparsi dei possedimenti familiari, e per aiutare tutti i membri bisognosi della famiglia allargata. Gli anni ‘60-’70 videro la rinascita delle opportunità di sviluppo all’interno delle riserve. Lo Utah Navajo Development Council, un’organizzazione non profit, progettò di rendere disponibile anche per i Navajo lo sviluppo economico, sanitario e scolastico. Questa intenzione divenne particolarmente pressante quando in seguito al censimento del 1980, risultò che il gap tra le condizioni di vita dei Navajo e degli anglo-americani era abissale e doveva essere necessariamente ridotto. Furono costruite così, negli anni ‘70-’80, due nuove scuole superiori all’interno della riserva, riducendo così l’inadeguatezza del sistema scolastico ed evitando agli studenti ben otto ore al giorno di viaggio prima necessarie per raggiungere l’edificio scolastico.
Oggi i Navajo accettano i cambiamenti e, in qualche circostanza li incoraggiano. Questa nuova tendenza è testimoniata peraltro dal fiorire dei siti di cultura navajo sul Web, i quali mirano a sostenere le battaglie per il rafforzamento del "Navajo awareness". Molti anziani vogliono che i più giovani ottengano una buona educazione ed un buon lavoro, ma essi desiderano anche che i giovani rimangano vicino casa, e mantengano quei forti legami familiari che costituiscono un tema di estrema importanza per la cultura navajo.
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February 07
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I Sioux

I Sioux sono una potente confederazione di Indiani d’America, dell’area culturale delle Pianure, le praterie che si stendono dal Canada centrale fino al Messico e dal Midwest alle Montagne Rocciose. Il nome Sioux, di derivazione francese, è un’abbreviazione dell’espressione Nadovessioux, deformazione di Nadowessi (piccoli serpenti), nome con cui spregiativamente queste genti venivano designate dagli Ojibwa (Chippewa). I Sioux tuttavia preferiscono definirsi "Alleanza di Amici", espressione che nei loro tre dialetti, Santee, Yankton e Teton , viene tradotta rispettivamente con Dakhota, Nakhota e Lakhota. All’inizio del XIX secolo, la Grande Nazione Sioux comprendeva gli stati del Nord e Sud Dakota, del Colorado, del Wyoming, del Montana e del Nebraska. L’annessione della Louisiana da parte degli Stati Uniti nel 1803 e la successiva espansione ad ovest portò allo sterminio del bisonte, animale centrale nello stile di vita dei Sioux. La pressione dei coloni generò forti conflitti che culminarono nella guerra di Nuvola Rossa (1866-1868), così denominata dal nome di un capo Sioux. La firma del trattato di pace di Fort Laramie del 1868 garantiva ai Sioux il controllo della zona ovest dell’attuale Sud Dakota, incluse le Black Hills. Ma la scoperta di giacimenti d’oro da parte di una spedizione guidata dal generale Custer nel 1874 portò alla violazione del trattato e ad una guerra sanguinosa che culminò nella battaglia combattuta il 25 giugno 1876 a Little Big Horn. In questo scontro il generale Custer e i suoi 200 soldati rimasero uccisi ad opera del grande capo Sioux Toro Seduto e dei suoi guerrieri. Nel 1889 un atto sancito dal congresso statunitense divise la grande riserva sioux in sei riserve più piccole. Alcune tribù istituirono la "Danza degli Spiriti", una cerimonia religiosa che avrebbe dovuto rimuovere i bianchi dalle loro terre, permettere il ritorno del bisonte ed il ritorno alle loro tradizioni. Nel 1890 Toro Seduto fu ucciso nella riserva di Standing Rock, dove era stato confinato. In seguito a tali eventi Piede Grosso, altro capo sioux, ed il suo clan (i Mnikowoju) fuggirono a Pine Ridge per ottenere protezione da Nuvola Rossa. Ma più di 250 membri furono massacrati dai soldati americani a Wounded Knee. Questo evento è considerato l’ultimo grande conflitto tra l’esercito americano e la Grande Nazione Sioux.
Attualmente i discendenti dei Sioux vivono in nove riserve disseminate fra il Nord ed il Sud Dakota, con l’intento di preservare le loro tradizioni e la loro cultura. Sono attivi nei movimenti per i diritti civili e rivendicano la proprietà delle loro antiche terre, lottando per conciliare tradizione e modernizzazione. |
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I MAYA
Cenni storici:
La civiltà Maya era costituita da popoli Indios del sud del Messico e
il Guatemala, l’Honduras e il Salvador.
sono le città più importanti sorte nel periodo precolombiano.
La storia dei popoli Maya attraversa tre periodi principali:
età pre-classica (1500 a.C.–300 d.C.), età classica (300-900 d.C.) e età post-classica (dal 900 al XVI secolo)
I Maya coltivarono una ricchezza culturale senza pari che inizia a farsi strada già in
epoca preclassica con i primi insediamenti nella zona del Guatemala da parte di popoli
che praticavano un’agricoltura primitiva e fabbricarono le prime statue antropomorfe dedicate alle divinità.
Ma è nell’epoca classica che raggiunsero il massimo splendore quando sorsero le grandi città-stato
di Palenque, Copàn, PiedrasNegras.
Nel periodo post-classico, invece, quando già l’impero Maya era in decadenza,
arrivarono gli spagnoli e le più grandi città ancora in piedi vennero abbandonate.
Guerre, carestie, rivolte fecero sgretolare in pochi anni un mondo costruito in secoli di paziente lavoro.
Economia e politica:
I Maya erano organizzati in città-stato templari a capo delle quali c’era un sacerdote,
“Halac Huinic” una divinità in terra.
Era un sistema politico accettato da tutte le classi sociali e per questo motivo
i Maya vissero in pace per secoli. Alla base dell’economia vi era l’agricoltura;
principalmente si coltivava il mais seguito da colture di cotone, fagioli, manioca, cacao, e zucchero.
Le tecniche di tessitura del cotone erano molto raffinate così come quelle della lavorazione della ceramica.
I Maya lavoravano anche dei metalli come il rame, l’oro e l’argento che insieme
a conchiglie e piume colorate servivano per ricavare ornamenti per il corpo.
Il rame, insieme a chicchi di caffè era utilizzato anche come unità di scambio.
Si praticava infatti anche il commercio sia per via terrestre che marittima.
| December 11
La leggenda del dream catcher (acchiappasogni) è una delle più belle e suggestive della mitologia indiana. Nonostante oggi sia diffusa tra tutti i popoli Indiani del Nord America, si crede abbia avuto origine nelle terre degli Oneida. Poi si sarebbe diffusa tra gli altri popoli nativi subendone variazioni e arricchimenti.
LA LEGGENDA DEL DREAM CATCHER SECONDO LA CULTURA DEI CHEYENNE
Molto tempo prima che arrivasse l’uomo bianco, in un villaggio cheyenne viveva una bambina il cui nome era Nuvola Fresca. Un giorno la piccola disse alla madre, Ultimo Sospiro della Sera:” quando scende la notte, spesso arriva un uccello nero a nutrirsi, becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu, leggera come il vento e lo cacci via. Ma non capisco cosa sia tutto questo”. Con grande amore materno Ultimo Sospiro della Sera rassicurò la piccola dicendole: “le cose che vedi di notte si chiamano sogni e l’uccello nero che arriva è soltanto un’ombra che viene a salvarti” Nuvola fresca rispose: “ma io ho tanta paura, vorrei vedere solo le ombre bianche che sono buone”. Allora la saggia madre, sapeva che in cuor suo sarebbe stato ingiusto chiudere la porta alla paura della sua bimba, inventò una rete tonda per pescare i sogni nel lago della notte, poi diede all’oggetto un potere magico: riconoscere i sogni buoni, cioè quelli utili per la crescita spirituale della sua bambina, da quelli cattivi, cioè insignificanti e ingannevoli. Ultimo Sospiro della Sera costruì tanti dream catcher e li appese sulle culle di tutti i piccoli del villaggio cheyenne. Man mano che i bambini crescevano abbellivano il loro acchiappasogni con oggetti a loro cari e il potere magico cresceva, cresceva, cresceva insieme a loro… Ogni cheyenne conserva il suo acchiappasogni per tutta la vita, come oggetto sacro portatore di forza e saggezza. Ancora oggi, a secoli di distanza, ogni volta che nasce un bambino, gli Indiani costruiscono un dreamcatcher e lo collocano sopra la sua culla. Con un legno speciale, molto duttile, plasmano un cerchio, che rappresenta l'universo, e intrecciano al suo interno una rete simile alla tela del ragno. Alla ragnatela assegnano quindi il compito di catturare e trattenere tutti i sogni che il piccolo farà. Se si tratterà di sogni positivi, il dream catcher li affiderà al filo delle perline (le forze della natura) e li farà avverare. Se li giudicherà invece negativi, li consegnerà alle piume di un uccello e li farà portare via, lontano, disperdendoli nei cieli...
LA LEGGENDA DEL DREAM CATCHER SECONDO LA CULTURA LAKOTA
Nei tempi antichi un vecchio stregone si trovava sulla cima di un monte ed ebbe una visione. Iktome, grande maestro di saggezza, gli apparve sotto forma di ragno e gli parlò in una lingua sacra. Disse al vecchio lakota dei cicli della vita, di come iniziamo a vivere da bambini passando dall’infanzia all’età adulta, e alla fine diventiamo vecchi e qualcuno si prende cura di noi come se fossimo diventati un’altra volta bambini, così si completa il ciclo. Mentre parlava, il ragno prese all’anziano un cerchio che aveva con lui, era un cerchio di salice al quale erano attaccate delle piume e delle crine di cavallo abbellite da perline. Prese il cerchio e iniziò a tessere una rete all’interno, mentre tesseva continuava a parlare e disse: “in ogni periodo della vita vi sono molte forze, alcune buone e altre cattive, se ascolterai le forze buone queste ti guideranno nella giusta direzione, ma se ascolterai quelle cattive andrai nella direzione sbagliata e questo potrebbe danneggiarti. Mentre il ragno parlava continuava a tessere nel cerchio la sua tela, quando finì di parlare Iktome consegnò all’anziano il cerchio con la rete e disse: “la ragnatela è un cerchio perfetto con un buco nel centro, utilizzala per aiutare la tua gente a raggiungere i loro obiettivi, facendo buon uso delle idee, dei sogni e delle visioni. Se crederete in WAKAN TANKA, la rete tratterrà le vostre visioni buone, mentre quelle cattive se ne andranno attraverso il foro centrale”. L’anziano stregone raccontò in seguito questa visione alla sua gente e da allora i Lakota ritengono l’acchiappasogni un oggetto sacro e lo appendono all’entrata dei loro tepee per filtrare i sogni e le visioni. Quelli buoni sono catturati nella rete e quelli maligni scivolano nel buco centrale e scompaiono per sempre.

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In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:- Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-- Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo.La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.- Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore. I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.
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